Per il nostro domani : Alle vittime del terremoto

Cari tutti voi che ci guardate da lassù….Non so come iniziare questa lettera che sento il dovere di scrivervi.

Piero Calamandrei diceva alla gente di andare in pellegrinaggio nelle montagne dove caddero i partigiani per saper dove è nata la Costituzione…allora io dico alla gente di andare in pellegrinaggio a Pescara del Tronto se vuole conoscere il dolore, per sapere cosa si prova.

Dies irae, dies illa /solvet saeculum in favilla/

Quantus tremor est futurus/quando iudex est venturus…

E’ PASSATO UN ANNO PIU’ FORTE E’ IL DOLORE PIU’ FORTE E’ IL PESO SUL CUORE”

Scusatemi se fingo di non sapervi morti, ma ho visto i vostri bei volti pieni di vita futura, mi sono inginocchiato e ho pianto lacrime di profonda commozione e mi sono detto:” quanto sono fortunato”. Ho bisogno di ricordarvi per non sentire il peso della sconfitta, e della vergogna.

Mi piacerebbe trasmettervi la certezza della nostra lotta, l’orgoglio delle nostre bandiere, rassicurarvi che non sarete dimenticati. Assieme ai partecipanti alla “lunga marcia” lungo il cammino delle “terre mutate” abbiamo costruito un cammino di rinascita economica e di bellezza paesaggistica. CI ABBIAMO MESSO IL CUORE E IL CERVELLO.

Non vi lasciamo soli, altri accompagneranno altri e altri ancora lungo l’appennino ferito ma ancora e sempre bellissimo. Saneranno la nostra tristezza e il nostro dolore e con nuove lacrime e sudore daranno nuova linfa alla terra..

Voglio dirvi una cosa: chi vi ha portato via dai vostri cari non è il terremoto, lui è il rumore sordo della terra viva. Il terremoto fa paura ma non è l’orco, chi vi ha portato via è una figura tragica della nostra società che divora tutto e tutti: il profitto, la noncuranza del territorio, il disprezzo verso le leggi della natura e dell’uomo, il lassismo della politica che trama, ordina e depista, lascia fare anche quando sa che causa morte e distruzione. No, cari, non sto esagerando, inconsapevolmente siamo tutti traditi da tutti. Coloro che hanno finto sdegno ma poi hanno guardato altrove e vi hanno dimenticati sono i peggiori. Hanno preferito continuare a recitare nell’osceno dello spettacolo.

Davvero non so come spiegarvi che a quasi due anni il paese non è migliorato e sta precipitando nel baratro. Sono aumentate le morti sul lavoro, il mare di fronte alle nostre coste è diventato un cimitero di disperati, stanno ammazzando il futuro di tanti giovani. Scusatemi, non posso tacere. Come faccio a dirvi che siamo pochi, che i più non sanno, non vogliono sapere, hanno dimenticato o hanno creduto alle falsità della già avvenuta ricostruzione e che per il potere il discorso è chiuso.

Come posso procurarvi un dolore simile che poi è il nostro, di tutti coloro che non hanno mai smesso e mai lo faranno , di gridare MAI PIU’ , MAI PIU’ con fierezza e impegno per ricordare un bisogno di giustizia e di rispetto, per riacchiappare i fili smarriti eppure presenti di una cultura che fu ed è ancora di solidarietà e volontariato, di espressioni di onestà individuali, soggettività antagoniste, per riannodarli, ridare senso e sostanza alla Costituzione. Ora prima che mi prenda lo sconforto, perchè da sempre la bocca del vero alimenta il mistero, vi lascio in pace, ma al calare della sera, quando il sole è tramontato e la luce del giorno è una fiammella appena accesa, sussurro una canzone di resistenza: “per il nostro domani” lottiamo come nuovi partigiani.

partigiani della terra”.

antonio marchi

metà luglio 2018